Per non saper nè leggere nè scrivere

Per non saper nè leggere nè scrivereLindgren Torgny
Per non saper nè leggere nè scrivere

Milano, Iperborea, 2007

Prezzo: 15 €

Le prime pagine del libro dal sito dell’Iperborea: http://www.iperborea.com/…

Il formato ha catturato la mia attenzione (molto più lungo e stretto di una classica pubblicazione) e il titolo mi ha conquistato, visto che stiamo parlando di un romanzo, per cui non potevo esimermi dalla sua lettura.

Questo libro fa parte di un trittico dello stesso autore, che comprende i due precedenti romanzi Miele e La ricetta perfetta (che non ho ancora letto). E’ però un romanzo autonomo che può essere letto indipendentemente dai primi due.
E’ ambientato nel nord della Svezia, nel Vasterbotten, ed è caratterizzato, come spesso nella narrativa scandinava, da uno stile ironico, onirico, da personaggi strambi che abitano un mondo quasi ovattato (sarà la convivanza con la neve che rende tutto un pò surreale?).

**Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell’opera.**

Il nostro protagonista, ad esempio, è affetto da una grave forma di alessia, che non gli permette nè di leggere nè di scrivere, ma nonostante questo, il punto di riferimento e guida della sua vita è proprio un libro, la Bibbia di Gustave Doré. E’ una Bibbia illustrata e senza parole, che però contiene “tutto ciò che occorre sapere. Tutto sulla vita dell’uomo qui nel mondo… il cielo e la terra, l’intelletto e il corpo, i genitori, gli amici e i nemici, gli averi e la povertà, il successo e la disgrazia, la salute e la malattia. E il disprezzo. E Dio“. E questa Bibbia verrà sfogliata dal protagonista (di cui non conosciamo nemmeno il nome) fino a consumarla quasi, verrà studiata nei suoi più piccoli particolari, grazie alla capacità di entrare in una relazione quasi mistica con le immagini, riuscendo a cogliere l’importanza di ogni minimo segno grafico. Mentre al contrario, le lettere dell’alfabeto gli appaiono minacciose e addirittura scandalose nel loro incessante turbinio e nella danza vorticosa che mettono in scena davanti ai suoi occhi.
Proprio grazie alle conoscenze apprese dalla sua Bibbia, ma anche dal nonno, il protagonista trasmetterà il suo sapere anche ai suoi compagni di classe, diventando lui stesso maestro, nonostante la scuola abbia fallito con lui, nell’ “educarlo” alla lettura e scrittura.

Il romanzo, nella finzione, è “scritto” proprio dal nostro protagonista, che lo detta a un registratore e che dovrà raccontare la sua vita con la Bibbia. E metterà in luce tutta la sua ingenuità e il suo modo di interpretare il mondo, che non sempre coincide con quello delle persone che gli sono accanto e con la realtà, ma che gli consente di vivere una vita serena.
Un esempio viene dalla relazione con il padre, rigido e severo ispettore forestale, che non accettando l’handicap del figlio, decide di mandarlo in un istituto per “ineducabili” (ma anche qui troverà il modo di ritagliarsi un suo spazio e di vivere serenamente).
Dal padre riceverà una lettera, in cui egli descrive tutto il disprezzo che prova nei suoi confronti, ma che il nostro protagonista non vorrà farsi leggere, nella convinzione di conoscerne il contenuto nei dettagli: la lettera esprime, per lui, tutto l’amore e l’ammirazione del padre nei suoi confronti.

E proprio per riscattarsi e dar modo al padre di essere fiero di lui, il protagonista si avventurerà nella sfida di riprodurre disegno per disegno, linea per linea, l’intera Bibbia del Dorè, andata perduta in un incendio, trascorrendo la sua vita ancorato alle sue incrollabili certezze e affiancato da personaggi altrettanto originali.
E dovrà anche adattarsi e imparare a scrivere almeno una cosa: la sua firma. Peccato che anch’essa non sia composta da lettere (anche se agli occhi della gente comune potrebbe sembrare diversamente)… “Riproduceva un piccolo pezzo di riva giù lungo l’Avabacken, tre cespugli, due sassi spigolosi e infine altri due cespugli quasi striscianti“.

Nel complesso il romanzo è originale, interessante e fa sorridere nella sua ironia e grazie all’ingenuità del protagonista. Ci permette di entrare nella sua mente, soprattutto grazie alla narrazione in prima persona e ci immerge nel mondo visto attraverso i suoi occhi. Ci mostra, infine, tutta l’importanza della comunicazione tra le persone, in qualunque forma essa avvenga.

Per non saper nè leggere nè scrivereultima modifica: 2008-04-04T13:00:00+02:00da il_cercat0re
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