Cent’anni di solitudine

Cent'anni di solitudine

Gabriel Garcia Marquez
Cent’anni di solitudine

Edizione speciale 40° anniversario
Milano, Mondadori, 2007

Prezzo: 12.00 €

 

E’ un romanzo molto lungo e complesso, in cui ripongo le mie migliori speranze“. Così Marquez descrive al suo editore, Francisco Porrùa, il libro a cui sta ancora lavorando.
In effetti, non è un libro da leggere distrattamente: ogni pagina va pesata e capita per comprendere davvero il senso e le relazioni tra i diversi avvenimenti.

**Attenzione: di seguito viene rivelata, in parte, la trama dell’opera.**

Cent’anni di solitudine narra la storia di una famiglia, i Buendìa, attraverso sei generazioni. Tutte le vicende sono incentrate in un paese, Macondo, inizialmente del tutto isolato dal resto del mondo: gli unici contatti con l’esterno sono quelli con una tribù di zingari, forieri di strane invenzioni e notizie dal mondo, e, in particolare, con il loro capo Melquìades, stregone e profeta.

Albero genealogico dei Buendìa. Clicca per ingrandire

A partire dai capostipiti della famiglia, Josè Arcadio Buendìa e Ursula Iguaràn, tra loro cugini e quindi terrorizzati dalla paura di dare alla luce figli con una coda di maiale, il romanzo si sviluppa narrando le storie di un’infinità di personaggi (figli, nipoti e bisnipoti) con nomi sempre uguali. Qui sta una delle difficoltà del libro: riuscire a capire di chi si sta parlando e a inquadrare le relative vicende. I nomi più ricorrenti sono Aureliano e Arcadio e questi due nomi rispecchiano due caratteri  ben distinti: gli Aureliano sono personaggi caratterizzati dalla volontà di vivere in solitudine, sono riflessivi, introversi, mentre gli Arcadio sono personaggi violenti, irresponsabili.
Le donne hanno un ruolo molto importante nella storia e, a differenza degli uomini, hanno personalità ben distinte.

Il libro, come dal titolo, ha come riferimento temporale un secolo, ma nonostante un periodo di tempo così lungo, il tempo sembra congelato e non fa che ripetersi in modo ciclico. E, in effetti, la sensazione è di trovarci fuori da ogni tempo e dallo spazio, in un mondo fiabesco.

In realtà, è altrettanto chiaro il legame tra questi personaggi, le loro caratteristiche, la loro personalità, con il mondo latino-americano, ma nello stesso tempo i caratteri fondamentali sono riconducibili anche all’umanità intera.
E’ quindi un libro allegorigo, ma su più livelli, potendo identificare la storia con quella dell’America Latina (le guerre civili e l’influenza degli Stati Uniti), ma anche in senso molto più ampio con la solitudine e la decandenza dell’uomo moderno.

Cent’anni di solitudine può risultare un pò pesante, soprattutto all’inizio, ma una volta che ci si è abituati allo stile e si è entrati nella narrazione, cattura. E regala davvero qualcosa al lettore.

Cent’anni di solitudineultima modifica: 2008-02-29T18:05:00+01:00da il_cercat0re
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4 pensieri su “Cent’anni di solitudine

  1. E’ un romanzo bellissimo, consigliato a tutti coloro che amano la buona lettura. Si, vero, è molto lungo e la saga dei vari
    Buendia è avvincente e ingarbugliata, poichè ci sono generazioni successive di Aureliano Buendia che si susseguono e si intrecciano, creando episodi tragici e/o esilaranti.

  2. condivido la bellezza del romanzo ma ne consiglio la lettura solo a chi si è già avventurato in saghe di consistenza generosa e non ha lasciato il libro sul comodino del letto per un anno scegliendo di leggere, poi, Le avventure di Topolino…

  3. E’ il mio libro preferito, da ben 20 anni! Niente è riuscito ad equipararne grandezza e maestosità.
    Brava Paola per aver aggiunto l’albero genealogico. Non so se è presente nelle nuove edizioni, ma in quella vecchia che ho io non c’era e ho dovuto disegnarmene uno da sola per poter seguire con attenzione le vicende.

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